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 Regime fluviale del Tevere e variazione del litorale deltizio dal Rinascimento ai nostri giorni

 Bellotti, P.

 Sapienza Università di Roma

Mise en ligne : 14/10/2015

Type d'activités : Colloque

Format : Audio

Durée en mn : 00:40:14

Langue : Italien

Discipline :  

Domaines d'intérêt :  

Mots-clés :

Couverture géographique : Italie; Rome

Couverture chronologique :  

Institution(s) :  

Personne(s) :  

 

Il ruolo delle vie d’acqua per la circolazione delle merci e degli uomini nelle regioni dei delta e delle foci urbanizzate: Guadalquivir, Nilo,Rodano,Tevere


Colloque international, 13-16 mai 2015, École française de Rome, Rome

organisé dans le cadre du programme «Roma Tevere Litorale ».

Source: CIRILI. City, River, Littoral. L’extension des infrastructures de transport en zones deltaïques: http://cirili.hypotheses.org/60


Présentation

Il bacino idrografico del Tevere è ampio 17156 km2 e il fiume, lungo 405 km, scorre avendo in riva sinistra le formazioni permeabili dell’Appennino e in riva destra quelle meno permeabili e le piroclastiti dei vulcani del Lazio. Nella bassa valle il fiume scorre essenzialmente tra i depositi del vulcanismo albano e sabatino.

Le portate del fiume risultano più abbondanti nel semestre autunno-inverno e, non essendo presente alcun ghiacciaio, sono determinate essenzialmente dalle precipitazioni piovose. La portata media è prossima a 230 m3/s e le riserve idriche delle formazioni permeabili garantiscono un flusso di base medio di 100 m3/s. Il regime di piena ordinaria va da 800 a 1500 m3/s, sono considerate piene eccezionali quelle fino a 2000 m3/s ed estreme al di sopra di tale limite.

Dati esclusivamente qualitativi sugli eventi di piena sono reperibili nelle cronache del Periodo Romano e dell’Alto Medioevo, solo a partire dal 1180 si registra una più precisa collocazione temporale degli eventi e una indicazione dei livelli raggiunti dalle acque nella città di Roma. Questi ultimi sono stati riportati su diverse lapidi o incisi su colonne e successivamente calibrati con l’idrometro posizionato nel 1871 presso il porto fluviale di Ripetta. Risulta cosi evidente che nel XVI e XVII secolo si verificarono le piene con maggiore altezza al colmo (>18 m) e che la piena del 1557 (la terza mai registrata per altezza raggiunta dalle acque) fu quasi contemporanea agli eventi alluvionali dell’Arno, dell’Ombrone e del torrente Kemonia (Palermo). A partire dal 1871 la stazione di Ripetta consentì la misura diretta dell’altezza idrometrica e da allora solo in tre si sono registrati valori > 16 m. Dal 1920 è stato possibile la misura diretta delle portate e il valore massimo misurato è stato di 2750 m3/s nell’evento del 1937 (altezza idrometrica di 16.84 m). Questo valore lascia supporre che nelle massime piene del Rinascimento le portate approssimavano il valore di 4000 m3/s. Il sistema di rilevazione pluviometrica e idrometrica ha consentito di determinare che le piene eccezionali si verificano normalmente con 3-4 giorni di pioggia durante i quali venga superato il limite di 50 mm cumulati e mediati sull’intero bacino. Lo stato di saturazione dei terreni al momento dell’inizio dell’evento è comunque determinante nella determinazione dei parametri della piena.

Il regime fluviale del Tevere sembra essere variato concordemente con le variazioni climatiche plurisecolari. Durante la Piccola Età Glaciale si sono verificate le piene più intense ed è stata anche maggiore la frequenza degli eventi.

Il trasporto solido varia durante l’anno concordemente, ma non in modo simmetrico, con l’andamento delle portate. Si è infatti determinato che fino a portate di 350 m3/s il trasporto solido è trascurabile e che tutte le frazioni granulometriche sono trasportate solo per portate > 700 m3/s. Le variazioni del litorale deltizio risentono ovviamente di quelle del trasporto solido. Le carte storiche del litorale e le analisi dell’andamento dei cordoni costieri mostrano una eccezionale progradazione nel XV-XVI secolo proseguita, in modo più moderato, fino all’inizio del XX secolo. La riduzione del trasporto solido causata dalle minori portate correlate con l’esaurirsi della Piccola Età Glaciale e, nel XX secolo, dall’attività antropica, ha dapprima arrestato la progradazione e quindi causato una intensa fase erosiva dell’apice deltizio. In considerazione del fatto che portate torbide di 10.5 milioni di tonnellate/anno garantivano una buona stabilità del delta, si può supporre che durante la fase di massima progradazione il trasporto torbido possa aver raggiunto i 30-40 milioni di tonnellate/anno. Tali valori potevano essere raggiunti solo con un elevato numero di giorni con portate > 700 m3/s che garantivano il massimo rifornimento al litorale deltizio.

Citation


http://f.hypotheses.org/wp-content/blogs.dir/2754/files/2015/08/bellotti_une-520x245.jpg

 Bellotti, P., Regime fluviale del Tevere e variazione del litorale deltizio dal Rinascimento ai nostri giorni ,
in : Mediamed. Ressources multimedia en sciences humaines sur la Méditerranée , Chaîne : RAMSES , Ecole française de Rome
URL : http://mediamed.mmsh.univ-aix.fr/chaines/labexMed/ramses/Pages/efr-010.aspx

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